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Tipico della zona |
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Caciocavallo
Ragusano
Materia prima:
latte intero.
Eccelle quello di razza modicana, con alimentazione al
pascolo.
Tecnologia di lavorazione:
si lascia il latte
ad inacidire naturalmente. Coagula in 24 ore. Dopo la
rottura della cagliata (tuma) si cuoce con acqua calda,
lavorandola a "sfogliatella", fino a consistenza gommosa.
Dopo queste operazioni, la massa viene sistemata negli
appositi recipienti rettangolari.
La salatura si
effettua per bagno in salamoia per 48 ore.
Stagionatura:
4-6 mesi, fino ad un
anno circa, in ambiente fresco e poco umido. Durante questo
periodo, le forme vengono talvolta pennellate con olio ed
aceto.
Caratteristiche del prodotto finito:
altezza: cm 13-15;
lunghezza cm 40-45; forma: rettangolare; crosta: compatta,
sottile (circa 4 mm), colore dal biondo al giallo
paglierino; pasta: compatta, con qualche sfoglia, abbastanza
morbida, fino ai sei mesi di età, più dura successivamente;
colore: leggermente giallognolo.
Area di produzione:
Altopiano ibleo e
Ragusa.
Calendario di produzione:
da novembre a
maggio.
fonte: Atlante
dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995
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Tipico della zona |
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Ricotta di
pecora
prodotto di
larghissimo consumo, soprattutto nella pasticceria ma
anche nella cucina tipica siciliana. Conosce una
molteplicità di varianti: 1) ricotta ccu sieru,
consumata ancora calda mista al siero come una zuppa
(piatto di rara bontà ottenibile solo in azienda); 2)
ricotta salata, stagionata per la grattugia per almeno
tre mesi in ambienti arieggiati del catanese e del
palermitano; 3) ricotta infurnata, immessa nel forno
caldo fino a formare una crosta di colore bruno:
talvolta previa stagionatura e salatura, ma quasi sempre
fresca; 4) ricotta sicca, asciugata al sole e ritirata
in casa al tramonto fin quando la pasta si presenterà
ben soda. Di tutte queste varianti - come della stessa
ricotta frisca di vacca- non sono stimabili la
produzione e il valore. La ricotta salata spunta prezzi
di oltre € 3,00 al chilogrammo.
fonte: Atlante
dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995
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Tipico della zona |
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Pecorino siciliano
Doc
Il pecorino è il più
antico formaggio della Sicilia e, molto probabilmente,
dell’Europa.
Si produce su tutto
il territorio dell’isola e nonostante sia tutelato da
un’unica Dop europea presenta sensibili varianti: di peso
(dai 4 ai 12 chili), forma (lo scalzo può misurare dai 10 ai
18 centimetri) e tecnica di caseificazione. I
n generale i
casari-allevatori adottano tecniche e utilizzano materiali
tradizionali: la tina di legno, la caldaia di rame stagnato,
le fascedde di giunco, il fuoco diretto (a legna o a gas).
Sull’Etna troviamo
la stessa variabilità che caratterizza il Pecorino Siciliano
e, va detto, la ricchezza del pascolo locale garantisce
formaggi particolarmente fragranti.
Anche in quest’area
il pecorino è definito con termini diversi a seconda del
tempo di maturazione: la tuma è il formaggio non ancora
salato, il primo sale ha 8, 10 giorni ed è appena salato (a
secco o in salamoia), il secondo sale ha 2, 4 mesi, lo
stagionato (o semplicemente pecorino) supera i 4 mesi di
affinamento.
Infine, il formaggio
può essere insaporito in pasta con grani interi di pepe
nero: in questo caso prende il nome di pipatu.
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Tipico della zona |
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Ricotta Iblea
La ricotta di
pecora è esaltante per la finissima struttura, per
leggerezza e per aroma.
Caratteristiche al consumo:
Nel Ragusano si
fa un grande uso e consumo di ricotta, che in verità ha
due ben precise differenziazioni organolettiche, a
seconda se proviene da latte di mucca o da latte di
pecora.
fonte:C.C.I.A.A
Ragusa
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Tipico della zona |
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Ragusano DOP
Il formaggio
Ragusano viene prodotto nell'intero territorio dei Comuni di
Acate, Chiaramento, Gulfi, Comiso, Giarratna, Ispica,
Modica, Monterosso Almo, Pozzallo, Agusa, S. Croce Camerina,
Scicli e Vittoria in provincia di Ragusa, e dei comuni di
Noto, Palzzolo Acreide e Rosolino in provincia di Siracusa.
MISURE & CARATTERISTICHE
Peso: 10-16 Kg
Lato: 15-18 x 43-53 cm
Forma:
La forma è parallelepipeda a sezione quadrata con gli angoli
smussati. Sulla superficie sono presenti delle leggere
insenature causate dal passaggio delle corde di sostegno
utilizzate nel per la stagionatura.
Sapore: Il sapore è dolce, delicato e gradevole; è poco
piccante nei primi mesi di stagionatura, mentre tende al
piccante e al saporito se stagionato maggiormente.
Crosta:
La crosta è liscia, sottile e compatta di colore giallo
dorato; può presentarsi paglierino tendente al marrone per i
formaggi da grattugia quando la stagionatura è più
prolungata.
Pasta:
La pasta è filata, di colore bianco tendente al paglierino;
la struttura è compatta con eventuali fessure.
Produzione:
Si lascia il latte di razza modicana ad inacidire
naturalmente; in seguito il latte con l'aggiunta di caglio
di vitello verrà fatto coagulare. Si passa quindi alla
rottura della cagliata che viene poi cotta in acqua calda
per procedere alla lavorazione della pasta. Questa fase
consiste nel portare la pasta a "sfogliatella" per ottenere
una consistenza gommosa di forma sferica con la superficie
esterna, liscia senza smagliature, e saldata da un polo.
Infine la massa viene modellata per ottenere la
caratteristica forma parallelepipeda a sezione quadrata. La
salatura si effettua in salamoia. La stagionatura avviene in
locali a 14-16 gradi legando le forme a coppia con sottili
funi eappendendole a cavallo di appositi sostegni per
garantire una perfetta aerazione dell'intera superficie
della forma.
Storia, curiosità e particolarità:
Il formaggio Ragusano è uno dei simboli della storia
gastronomica della provincia. Sono infatti numerose le
testimonianze storiche che lo ricordano: Carmelo Trasselli
scriveva: "Ugo Mloncada concesse a se stesso l'esenzione dei
dazi di uscita per le vettovaglie che gli occorrevano
annualmente a Tripoli: 25.000 salme di frumento, 50 cantarì
di riso, 200 cantarì di formaggio o caciocavallo" (da
Ferdinando il Cattolico a Carlo V (l'esperienza siciliana
1475-1525) Vol. I). Questa citazione del 1515 dimostra che
già in quell'epoca il Ragusano era oggetto di scambi
commerciali.
Inoltre sempre il Tasselli in "Note sui Ragusei in Sicilia"
riporta documenti del "Notaio Gaetano, F.106" che riferisce
ancora del commercio via nave del caciocavallo.
Nell'opera dell'abate Paolo Balsamo, del 1808 veniva
sottolineato "la bontà dei bestiami di Modica" ed i
"prodotti di cacio e ricotta, superiori di cinquanta per
cento ai comuni e di venticinque per cento ai migliori di
Sicilia". Ed anche Filippo Garofalo nel 1856 cita la fama e
la squisitezza dei caci e delle ricotte del Ragusano.
Storicamente veniva chiamato il caciocavallo ragusano,
probabilmente per la tecnica d'asciugatura a cavalcioni "a
cavaddu" di un asse e dal nome della zona di produzione,
Ragusa.
fonte:C.C.I.A.A
Ragusa |
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