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Tipico della zona

Caponata Siciliana

melanzane, pomodori, cipolle, coste di sedano, capperi, olive.
Tecnologia di preparazione:
le melanzane vengono tagliate a dadi e asciugate. Si cospargono di sale lasciandole riposare per facilitare l'eliminazione dell'acqua. Dopo averle sciacquate e liberate dal sale si fanno soffriggere in olio bollente disponendole su un foglio di carta assorbente. Successivamente nello stesso olio si fanno friggere delle coste di sedano tagliate a pezzetti levandole dal fuoco quando saranno dorate e unendole alle melanzane. Si fa soffriggere la cipolla tagliata a fette e i pezzi di pomodoro a cui si aggiungono, dopo circa una decina di minuti, lo zucchero, l'aceto, le olive, i pinoli, l'uvetta, i capperi e per ultimo le melanzane e il sedano, insaporendo il tutto con sale e pepe. Terminata la cottura, si invasa sterilizzando a bagnomaria per circa 20 minuti. Si conserva al buio in luogo fresco
in Sicilia la caponata conosce molte varianti locali che prevedono l'uso del peperone, della patata, delle zucchine e di tante altre verdure come spinaci, cavolfiori, cardi, cicoria. In alcune località entrano in gioco anche il pan grattato e i filetti d'acciughe.

fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995
 

Tipico della zona

Cotognata
Tecnologia di lavorazione:

 le mele cotogne sane, mature e ben lavate vengono tagliate a quarti, messe in acqua e limone per evitarne l'ossidazione. Si fanno cuocere in acqua, succo di limone e buccia grattugiata. Dopo la cottura si passano al setaccio aggiungendo una quantità di zucchero pari al peso della purea ottenuta. Si lascia terminare la cottura avendo cura di rigirare con la spatola di legno per favorire l'evaporazione dell'acqua. Si versa nelle forme esponendola al sole, oppure si stende su di un piano metallico o di marmo cosparso di zucchero mantenendo uno spessore di circa 1 cm. facendola asciugare al sole o altre fonti di calore. Quando la composta é asciutta si taglia nelle forme volute. Si conserva in scatole di latta al riparo dall'umidità.
Area di produzione:

In tutta la Sicilia

Calendario di produzione:

ottobre-novembre.
 in Sicilia le formelle che vengono adoperate sono di ceramica e si tramandano di generazione in generazione. Nei negozi della provincia di Palermo si trova ancora qualche fruttivendolo che prepara la cotognata. Rinomate sono quelle di Caltagirone, Nicosia, Giarratana, Marsala. La cotognata sta ricomparendo anche in altre zone. Inoltre ricordiamo che per ogni ricetta le varianti possono essere infinite, non solo da regione a regione, ma anche nell'ambito della stessa regione.
 

fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995

 

Tipico della zona

Crema di Carruba

Tecnologia di preparazione:

si lasciano le carrube spezzettate a bagnomaria per 48 ore. Si fanno bollire per 10 minuti e si spegne il fuoco. Quando il liquido è tiepido si versa una manciata di cenere di legna o di sarmenti, agitando il tutto dopo aver schiacciato le carrube. Si lascia riposare ancora per 24 ore. Si filtra il liquido trasparente e lo si fa bollire fino a ridurlo a un terzo del volume iniziale, aggiungendo scorze di arancia.
Area di produzione: Sicilia.
Calendario di produzione:  autunno.
Note: In Sicilia questa ricetta fu utilizzata durante la II Guerra Mondiale, per sopperire alla mancanza di zucchero. Oggi la carruba è di nuovo valorizzata per la preparazione di dolci ipocalorici ed integrali. Gran parte delle piante di carruba è scomparsa e sono rimasti sporadici alberi ad abbellire ancora il paesaggio costiero del Gargano e del meridione.

 

fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995

 

Tipico della zona

Mostarda o mustata

mosto d'uva.
Tecnologia di lavorazione:

si mette al fuoco il mosto cotto dopo avervi aggiunto l'amido di farina stemperato in un po' di mosto. Si lascia bollire fino a quando non è bene addensato, avendo cura di rigirare spesso la massa. Quando è pronta si spegne il fuoco e, in alcune zone dell'isola, aggiungono cannella, vaniglia, mandorle tostate. Versano il composto nelle formelle e le espongono al sole fino a completa asciugatura. Si conserva in barattoli di latta o di vetro con le foglie di alloro.
Area di produzione:

 a livello familiare in quasi tutte le zone rurali. Rinomata quella del catanese, zona di Caltagirone, Piazza Armerina (En), Giarratana (Rg).
Calendario di produzione:

da ottobre in poi.
Note:

si distribuiva, oltre che ai vicini di casa quando si vendemmiava, in tempi non proprio remoti, come dolce nei battesimi, nelle cresime e nei fidanzamenti. Può essere preparata sia con amido che con la farina e con la semola e sarà così di pasta più o meno raffinata.


 fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995

   

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