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II territorio di Licodia sin dall'antichità fu attraversato
dal fiume Dirìllo, lungo circa quaranta chilometri, alimentato
da importanti sorgive che scaturiscono anche dai nostri monti.
Le sue sponde sono basse e fiancheggiate da sistemi montuosi
per buona parte della sua lunghezza.
Pare che il nome Dirillo sia recente. Ma si vuole che non
possa nemmeno identificarsi col fiume Acate, benché un suo
affluente conservi tuttora il nome di Agàte, esattamente sotto
il nostro paese, dove si trovava la pregiata pietra Agata.
Nell'ultimo tratto veniva chiamato fiume Greco. (3)
I nostri antenati lo chiamavano il Fiume grande perché era
l'unico grosso torrente che attraversava le nostre terre.; e
per distinguerlo dai corsi d'acqua minori, tra i quali il
Fiumicello che scorre sul versante opposto del paese. Nelle
sue acque si pescavano "i tinchi, le anguille e la minusa",
cioè i pesciolini piccoli, buoni da friggere. Ora le anguille,
impedite dall'enorme barricata di cemento a raggiungere il
mare e a risalire il fiume, si trovano solo nella poca acqua
che, oltre la diga, raggiunge il Mediterraneo.
Nel corso dei secoli la presenza dell'uomo fu costante nel
territorio bagnato dal fiume.
La possibilità di insediarsi nelle immediate vicinanze di un
corso d'acqua, era elemento fondamentale per la sopravvivenza.
II Dirillo inoltre attraversava un territorio particolarmente
fertile e d'importanza strategica, per la vasta pianura che si
apre oltre la linea della diga. La presenza di insediamenti
umani lungo il letto dei fiume, nell'agro di Licodia, è
testimoniata da una necropoli di epoca romana tarda, rinvenuta
nel 1971 in corrispondenza della sponda destra del lago
artificiale, in contrada Fossa Quadara, con materiale ceramico
di probabile fabbrica locale. Un altro insediamento fu
presente più a valle, sempre poco distante dal fiume (nel
podere dei Signor Paolo Caruso), non lontano dalla proprietà
dei Dottor Roberto Falcone. Stavolta non si tratta di
necropoli.
I reperti archeologici rinvenuti anni or sono, andati in parte
dispersi, comprendevano un notevole numero di grosse giare
simili a quella che si trova nell'atrio dei Municipio;
numerose monete in prevalenza del periodo romano imperiale; un
cippo di forma parallelepipeda con segni e lettere e un
mortaio conico in pietra nera. Questi due ultimi oggetti si
trovano presso la Pro Loco. Questa comunità si era stanziata
tra il fiume e la trazzera che scende oltre Macchia Noce.
Trazzera che a mio giudizio dovette essere una delle
principali vie di comunicazione che attraversavano quel
territorio; ed è il prolungamento di quella del Bianchetto e
dell'altra che passando per le cave di gesso, va oltre lo
Scifazzo. Col diffondersi dei primi mulini, nelle nostre
contrade si cominciò a sfruttare la forza idraulica che il
Fiume Grande e i corsi d'acqua minori potevano fornire.
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