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GLI ANTICHI MULINI AD ACQUA DELLA TERRA DI LICODIA

PREFAZIONE

PREMESSA ALLA SECONDA EDIZIONE

IL TERRITORIO

BREVI CENNI STORICI

IL FIUME GRANDE

I NOSTRI MULINI

LA GABELLA DI UN GRANO

I PRIVILEGI DEL CLERO

PROPRIETA DEI CAFFARELLI

CONSUETUDINI

LA TASSA SUL MACINATO

GESTIONE PRIVATA DEI MULINI

APPENDICE
 

PROPRIETA' DEI CAFFARELLI


Con la soppressione del feudalesimo, negli ex feudi subentrarono nuovi proprietari i quali vennero in possesso dei mulini di cui sopra.
Tra costoro, nel nostro territorio emerse la nobile famiglia Caffarelli.
Il barone Gioacchino Caffarelli, proprietario di vasti possedimenti al di là e al di qua del Faro, visse nella seconda meta del Settecento. Alla sua morte, il figlio Gaetano, unico erede, eredito tutti i suoi beni.
Nel 1864 il barone Gaetano, che aveva in moglie Celestina Bellisario (deceduta nel 1895), morì a sua volta e con testamento olografo del 25 Dicembre 1863 lasciò in eredita il suo patrimonio ai nove figli: Gioacchino, Raimondo, Elisabetta, Enrichetta, Francesca, Emilia, Luigia, Giuseppina e Amalia!
Tra i beni da loro posseduti in Sicilia, si elencano qui di seguito quelli compresi nel territorio di Licodia, tralasciando le voci di minore entità:

1) Terreno Cassuso, del valore di lire 977,90
2) Terreno Nuovo, " " 2.896,19
3) Terreno Scordino, " 7.178,88
4) Macchia della Noce, " " 14.328,95
già con un reddito imponibile di ducati 191, pari a lire 811,55.
5) Terreno Molinazzo, del valore di lire 18.075,09
Aveva un reddito imponibile di ducati 35 e grana 1, pari a lire 148, 74.
6)Terreno Paratore, del valore di lire 9.018,94
7) Terreno Casciò, " 1.097,21
8) Un magazzino nel Piano s. Domenico.
(Occupava la superficie sulla quale oggi sorgono il palazzo Agnello
e il bar annesso).
9) Canoni diversi sugli ex feudi di Ragoleti, Sciri di Sotto, Sciri delle Donne,

Le terre Cascio, Paratore, Macchia della Noce e Molinazzo, iscritte nei Registri delle Imposte di Militello Val di Catania, risultavano in testa alla Agenzia Giudiziaria del Principe di Scìlla.
Da ciò si deduce che prima di passare in proprietà ai Caffarelli, esse facevano parte del patrimonio dei Ruffo, eredi dei Santapau.
Agli eredi Caffarelli appartenevano inoltre cinque mulini ad acqua sui quali gravava una soggiogazione di onze 16, tarì 25 e grana 10, dovuta agli eredi del Principe di Partanna.
I cinque mulini si trovavano nelle contrade Cassuso, Nuovo, Grammatico, Macchia della Noce e Paratore.
Il loro valore, al netto della soggiogazione, era allora di lire venti milacinquecentotrenta. Due di essi utilizzavano l'acqua del Dirillo. Il mulino Paratore (7) sorgeva poco distante dal punto in cui la via comunale Casale-Tre Fontane intersecava il fiume. Gli altri tre mulini utilizzavano l'acqua dei Fiumicello. Il Gramatico, pur tra una selva di rovi, conserva ancora la "cammira" sgombra da terriccio e sotto la volta ad arco è appesa la vecchia ruota con le sue palette sgangherate. Il mulino di Macchia Noce fu l'ultimo in ordine di tempo a sospendere la sua attività. Sopravvissuto alla nuova epoca e alle nuove tecniche grazie ali' impegno e alla volontà ostinata del suo gestore (Signor lacono Antonio), il quale pur dovendo affrontare innumerevoli sacrifici non aveva il coraggio di abbandonarlo, la sua ruota dovette fermarsi quando fu costruita la diga di Ragoleti. Nel suo interno si possono ancora osservare la "trimoia", la macina, la leva di arresto, la ruota con le pinne e altri pezzi sparsi.
I nostri mulini erano tutti del tipo a palmenti. La fabbrica sorgeva sempre sotto il livello del terreno sul quale scorreva la "saia".

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(7) II nome Paratore (che si estese poi a tutta la contrada) sta ad indicare la funzione svolta dal congegno idraulico che integrava la tessitura di tipo casalingo della lana, mediante "un
trattamento di ammorbidimento, di pulitura e di sodatura, che veniva effettuato mediante pestaggio del tessuto".
H. Bresc-P. Di Salvo, "Mulini ad acqua in Sicilia
L'Epos - Palermo 2001, p. 76
In epoca imprecisata, il Paratore venne trasformato in mulino e utilizzato per la molitura dei cereali.

 

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