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La
bella villa di Ragusa Ibla fu realizzata nel 1858 per iniziativa
di alcuni notabili locali, a cui contribuì buona parte del
popolo che forniva gratuitamente la propria opera.
Sorse su uno sperone di roccia che si affaccia sulla vallata ;
vi si accedeva, una volta, attraverso un magnifico viale
fiancheggiato da numerose e floride palme, riservato alle
carrozze, e attraverso un viale parallelo, il viale delle
colonnine, riservato ai pedoni.
E' assai ben curata e riccamente adornata con panchine ben
scolpite, colonne con vasi in
pietra scolpiti in fogge diverse e una elegante balconata con
recinzione in calcare di elegante foggia. Imponente al centro
della villa il monumento ai caduti della Grande Guerra.
All'interno della villa si trovano la già citata Chiesa di San
Vincenzo Ferreri, la Chiesa di San Giacomo e la Chiesa dei
Cappuccini
Chiesa di S Giacomo
Edificata
nel XIV secolo sulle rovine di un antico tempio dedicato a
Lucina, dea della fecondità, era originariamente a tre navate. A
seguito del terremoto le navate laterali andarono distrutte per
cui la Chiesa ci è pervenuta con la pianta attuale.
La datazione è certa al periodo della dominazione Normanna per
l'aquila normanna che sormonta la custodia in legno dell'altare
maggiore.
La facciata è stata restaurata agli inizi del '900 : a tre
ordini, presenta un portale fiancheggiato da colonnine corinzie,
che sostengono un timpano triangolare ; alle estremità del
prospetto due pilastri su alti piedistalli. Nel secondo ordine
una finestra sovrastata da una lunetta. Nel terzo ordine si nota
un altorilievo raffigurante San Giorgio cavaliere, una balaustra
e la cella campanaria ornata da quattro colonne corinzie. Ai
lati due statue raffiguranti San Giacomo e San Giovanni
Evangelista. Esternamente, sulla fiancata di destra, si possono
ammirare due statue raffiguranti Sant'Anna con in braccio la
Madonna bambina e San Giovanni Evangelista : si tratta certo di
opere prelevate da Chiese abbandonate o distrutte che furono ivi
collocate.
Molto ricco l'interno con ben 11 altari di cui tre nella
Cappella maggiore : da destra si possono ammirare un quadro di
San Cristoforo, un quadro raffigurante la 'buona morte' con un
moribondo e San Michele che scaccia il demonio, un settecentesco
quadro della Madonna protettrice della maternità, opera di
Ignazio Sacco unitamente al dipinto che raffigura San Giovanni
Evangelista.
Nell'abside si possono ammirare un quadro raffigurante San
Francesco di Paola, a destra, e una statua secentesca di San
Giacomo, a sinistra un altare barocco con un Crocefisso del 1500
e una statuetta raffigurante l'Eterno Padre affiancato da un
gruppo di angeli, due dei quali tengono nelle mani i simboli
della Passione.
Dall'altare centrale si può ammirare il magnifico dipinto su
tavole della volta, eseguito nel 1754, con figure dei quattro
Evangelisti agli angoli e figure celestiali al centro. Nella
parte sinistra un quadro di Sant'Ignazio, uno della
Trasfigurazione, un dipinto che raffigura l'apparizione di San
Giacomo in battaglia e un quadro di San Sebastiano con altri
Santi. Degni di attenzione il confessionale sovrastato da un
pulpito, in stile gotico, e l'esterno dell'organo, opere lignee
entrambe eseguite dal ragusano Nunzio Lissandrello nel 1888.
Chiesa dei Cappuccini
I
frati Cappuccini avevano edificato il primo loro Convento a
valle, lungo le rive del torrente San Leonardo ; nel 1607,
passata di loro proprietà la Chiesa di Sant'Agata, costruirono
un nuovo Convento attiguo alla stessa.
La parte riservata alla Chiesa non è forse la stessa della
Chiesa di Sant'Agata perchè forse quest'ultima era situata sulla
sinistra dell'attuale ingresso dove trovasi un piccolo locale,
collegato attraverso una stretta apertura, a fianco del primo
altare di sinistra : in questo locale, che poco aveva di sacro
se non qualche traccia di stucchi e di un altare, si pensa che
era tutta o in parte la vecchia chiesa di Sant'Agata. Il
terremoto non danneggiò molto la chiesa dei Cappuccini.
Non è molto grande con cinque altari e un prospetto assai
semplice che offre alla vista un portale, una finestra e un
frontone triangolare sovrastato da una croce ; sulla destra un
modesto campanile. Attaccato alla Chiesa il complesso
architettonico del Convento, pur esso semplice ma situato in
posizione pittoresca e gradevole, sullo sperone di roccia che si
affaccia sulla vallata.
Fin dai secoli passati, dopo l'incameramento dei beni
ecclesiastici, la Chiesa subì alterne vicende dal momento che
era stata messa in vendita e solo grazie alla partecipazione e
all'interessamento del Canonico Tumino e del padre Cappuccino
Luigi da Melilli fu riacquistata e riaperta al pubblico ; in
questa occasione la Chiesa perdeva le opere d'arte più
pregevoli, di cui si dirà appresso : si deve all'operato del
sindaco del tempo, Barone La Rocca se fu istituita nei locali
della Casa Comunale, allocata nell'ex monastero di San Giuseppe,
una Pinacoteca comunale dove vennero trattenuti ed esposti i
quadri che altrimenti sarebbero passati al pubblico demanio.
Si poterono conservare anche i preziosi libri, del 500 e del
600, che erano pervenuti al Convento su donazione dell'Abate De
Gaspano. Nel corso degli anni, a seguito di ennesime confische
dei beni del Clero, il convento passava di mano, fortunatamente
ad un altro padre cappuccino, Eugenio da Sortino, che lo
destinava ancora allo scopo per cui era stato edificato. Oggi il
Convento non ospita più i Frati Cappuccini ed è sede del Museo
Diocesano e di un laboratorio di restauro. Analogamente è stata
salvata la biblioteca.
All'interno il tempio, ad una sola navata, presenta un altare
centrale e quattro laterali, un pulpito e una tribunetta per il
coro, sopra l'atrio, tutti in legno ; sulla parte destra, nel
primo altare una statua raffigurante S. Antonio di Padova, nel
secondo altare un quadro di San Francesco in preghiera alla
Porziuncola, a sinistra un Crocefisso antico e nel secondo
altare una statuetta della Madonna delle Grazie. Nell'altare
maggiore il capolavoro che ha fatto di questa Chiesa, semplice e
modesta, una delle più importanti della Sicilia : una
pregevolissima pala d'altare di Pietro Novelli, detto il
Monrealese, insigne artista che trovandosi a Ragusa dipinse per
i Frati Cappuccini questa splendida opera d'arte che si compone
di tre dipinti, uno più grande al centro e due laterali. L'opera
fu commissionata al Novelli tra il 1640 e il 1643 in occasione
di una sua visita al seguito del vice re, Alfonso Enriquez ;
dicerie popolari vogliono invece che il Novelli si rifugiò
presso i monaci per sfuggire alle ire di un parente del re e
che, per disobbligarsi, dipinse il capolavoro donandolo ai
Cappuccini.
Il
trittico, incorniciato da una altrettanto pregevole cornice in
legno intarsiato e scolpito, raffigura al centro l'Assunta
circondata da Angeli e Cherubini che sale al Cielo in mezzo ad
una nuvola bianca sotto lo sguardo degli Apostoli (tra questi,
l'ultima figura sulla sinistra, con i baffi, rivolta verso chi
guarda il quadro, è l'autoritratto dell'autore). Nel quadro
laterale destro si può ammirare il martirio di Santa Barbara,
nel quadro a sinistra San Pietro che riattacca a Sant'Agata il
seno staccatole da un soldato romano.
Sotto i quadri laterali due dipinti raffiguranti Sant'Antonio e
San Francesco. Nella chiesa viene conservata un'altra
pregevolissima opera del 1520, la Natività, di autore ignoto.
Anche questo quadro era andato a finire alla pinacoteca comunale
insieme al Trittico, ma fu riportato, opportunamente, nella
Chiesa a seguito della chiusura della Casa Comunale, avvenuta
nel 1926 in occasione dell'unificazione dei due Comuni avvenuta
quando Ragusa fu innalzata a capoluogo di provincia.
Per concludere questa
modesta carrellata delle bellezze di Ibla, non troviamo di
meglio che citare un passo del libro "Ibla dei miracoli" di Mimì
Arezzo, edito nel 1994, che brevemente traccia un ideale profilo
della città antica e, per chi vuole assaporare meglio Ibla, al
di là del semplice itinerario turistico, si consiglia la lettura
di questo testo per coglierne l'intima essenza, l'Anima, in un
libro che riesce ad evocare emozioni antiche e che, in un
susseguirsi di storie, di leggende, di aneddoti e di personaggi,
riesce a far rivivere quanto descritto.
Il miracolo della ricostruzione di Ibla barocca si realizzò nel
cinquantennio fra il 1720 e il 1770 ; le opere, le ricostruzioni
e i restauri effettuati dopo tale periodo non raggiunsero le
altissime vette dei capolavori degli anni d'oro. Sicuramente ciò
è dovuto al fatto che quanto di più artistico c'è a Ibla va
ascritto alla somma maestria del Gagliardi che si può
considerare il padre spirituale di Ibla ricostruita.
La genialità dell'architetto netino traspare dai suoi capolavori
: egli interpretò gli spazi di Ibla con maestria : la città
divenne una danza di Chiese, Palazzi e case poste in armonia
mirabile a seguire gli avvallamenti, i promontori, le ripide
discese ; il gusto spagnolesco si riempì di vita siciliana e
divenne sanguigno e passionale come la nostra gente.
Allo stesso scopo si
ricorda un altro passo del libro che riporta la descrizione
fatta dall'Abate Paolo Balsamo circa l'ospitalità ricevuta dagli
iblei in occasione di una sua visita, descrizione che è uno
scorcio di quella società che animava chiese, palazzi e piazze :
Ibla viveva in una atmosfera quasi staccata dal mondo, nello
sfarzo e nello sforzo di dimenticare gli anni e i secoli tristi,
tutte le disavventure sopportate ; due erano le classi
privilegiate, i nobili e i preti, che vivevano in
spensieratezza, immersi nel lusso. Per tutti gli altri era
possibile solo una vita subalterna, fissata entro schemi
prefissati, ma questo fatto non è da interpretare in maniera
negativa in quanto, anche se ciò poteva limitare lo spirito di
iniziativa del popolo, dall'altro gli conferiva una certa
sicurezza dal momento che si sentiva come protetto dalla potenza
economica e sociale dei nobili e del clero che così grande
avevano fatto Ibla.
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