|
Il
tempio, da lungo tempo oggetto di recupero e restauro, che si
trova a sinistra dell'ingresso del Giardino Ibleo, è quello
della antica Chiesa di San Vincenzo Ferreri, un tempo facente
parte di un grosso complesso che comprendeva anche il Convento
dell'ordine Dominicano, quest'ultimo da tempo demolito e
trasformato a sede di scuole pubbliche.
Chiesa e Convento erano forse i più antichi di Ibla, dopo quelli
di San Francesco : sorsero intorno al 1509 per opera del Padre
predicatore Vincenzo Pistoia, compagno di San Vincenzo Ferreri e
furono poi ricostruiti dopo il terremoto, intorno al 1728.
Impropriamente il titolo di dedica venne poi attribuito alla
Madonna del Rosario, forse per la presenza di un dipinto a Lei
dedicato sull'altare maggiore, per poi essere dedicato a San
Domenico quando la Chiesa divenne proprietà dell'Ordine.
Restano da ammirare il semplice prospetto ad ordine unico,
chiuso da due paraste e da una balaustra in alto, con unico
portale a colonne con capitelli corinzi e timpano spezzato con
sovrastante finestra e la cella campanaria, caratteristica per
la copertura a bulbo rivestito di ciottoli policromi.
L'interno era andato quasi del tutto distrutto e abbandonato
anche a seguito del crollo della volta : vale la pena di
accennare ai capolavori che erano all'interno del tempio e che
sono attualmente in corso di restauro, basandosi su vecchie
testimonianze e sugli scarsi reperti fotografici : veramente
pregevoli erano gli stucchi che caratterizzavano tutta
l'architettura interna.
La Chiesa è ad unica navata con tre altari per lato e un abside
semicircolare : i due altari al centro della navata erano
caratterizzati da inserti fogliacei e floreali a spirale che
circondano le colonne ; lo spazio absidale era definito
all'ingresso da tre colonne per lato di cui le centrali
spiraliformi con testine alate e drappeggi in basso e doppie
testine alate sopra i capitelli. Pregevole il vano absidale,
illuminato da un occhio circolare e da due finestre laterali,
che comprende un altorilievo in stucco con la Gloria di Dio
Padre tra nuvole, raggi, serafini, cherubini e angeli musicanti
, che reggono in trono Dio Padre con le braccia aperte sopra la
Colomba dello Spirito Santo ; le cornici sono definite da fasci
di fiori con scene di campagna e di città.
La Chiesa era altresì arricchita da numerose tele, quali la
Madonna del Rosario con i Santi Domenico, Caterina e Vincenzo
Ferreri, un San Domenico e un Martirio di San Pietro. Queste
tele furono fatte dipingere dopo il 1735, epoca in cui fu
terminato il lavoro degli stucchi ; nello stesso periodo furono
commissionate 12 tele di cui 6 con i Misteri Gloriosi e 6 con i
Misteri gaudiosi, da sistemare tra gli altari con i temi di San
Vincenzo Ferreri, San Giuseppe, San Raimondo e il Crocefisso.
Pregevole il tetto a tavole dipinte, che è andato del tutto
disperso. |