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Un giro per la città dalle quasi cento chiese non può non
partire dall’imponente e maestosa Chiesa Madre dedicata a
San Giorgio, che si erge in cima ad una solenne scalinata di
250 gradini, nella quale c’è chi ha voluto vedere il simbolo
della sofferta e faticosa ascesa dell’uomo al mondo dello
spirito. Fu costruita a più riprese tra il 1643 e il 1738
sul luogo che aveva già visto, secoli prima, il sorgere di
altre costruzioni dedicate a San Giorgio.
La facciata è ricurva, scandita nella zona centrale da vari
ordini di colonne aggettanti. Essa esprime tutta la
solennità e la magnificenza del barocco siciliano. L’interno
è a croce latina ed a cinque navate. Le 22 colonne disposte
in quattro ordini, sono in pietra forte levigata a marmo. Lo
stile dei pregevoli capitelli è quello corinzio.
La cupola alta ben 36 metri, con le sue otto finestre,
inonda di luce il transetto e l’altare maggiore.
Stucchi e decorazioni danno solennità all’ambiente, come nel
caso della cupola stessa. Anche le pareti dell’altare
maggiore sono vivacizzate da due bassorilievi raffiguranti
Gesù e la Samaritana e Gesù nell’orto del palazzolese
Sebastiano Giuliano.
Nel 1884 il matematico Armando Perini traccia sul pavimento
del transetto, sagomandola con grande ingegnosità, una
meridiana solare, stabilendo anche le coordinate della
Chiesa, rispetto alla Basilica Vaticana. Una ellittica,
intarsiata con marmi colorati, porta i dodici mesi dell’anno
con i segni dello zodiaco. Un raggio di sole, entrando da
uno gnomone, passa sull’ellittica segnando così il
mezzogiorno locale, che è meno di un minuto circa di quello
nazionale.
Fra i tesori d’arte della Chiesa c’è un polittico del XVI
secolo attribuito a Girolamo Alibrandi. Le nove pale
intarsiate sul legno, sono sormontate da una lunetta
centrale rappresentante l’Altissimo e poi ancora scene della
Pentecoste, la Resurrezione, l’Ascensione, l’Epifania, la
Presentazione di Gesù al tempio, la Disputa coi Dottori, San
Giorgio, San Martino.
La ‘Santa Cassa’, è una bella opera di oreficeria siciliana.
Prezioso anche l’altare, ricoperto d’argento finissimo, con
scene delle gesta di S. Giorgio, la cui statua equestre ogni
anno viene portata in trionfo per la città.
Infine, il grandioso organo, finemente scolpito in legno e
decorato con porcellana e oro. Costruito a Bergamo nel 1888
dal maestro organaro Casimiro Allieri, con la partecipazione
dell’allor giovane modicano Michele Polizzi, è composto da
quattro tastiere, ottanta registri, cinquemila canne.
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