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Entrando in città da
sud-est e percorse le vie Burgio e Arcoleo, ci si trova in
Via Roma dove sono la Villa comunale, disegnata nel
1850 dall'architetto G. B. Filippo Basile, e lo scenografico
teatrino, opera originalissima dell'architetto Natale
Bonajuto, nel XVIII sec., per l'inserimento della ceramica
in funzione architettonica. Il teatrino è un belvedere sulla
città e fa da ingresso al Museo della ceramica,
istituito nel 1965, che raccoglie, nelle sue sette sale,
tutta la produzione siciliana, in particolare quella delle
fabbriche di Palermo, Sciacca, Burgio, Trapani, Collesano e,
naturalmente, Caltagirone. Molto interessanti sono la sala
dove è esposta la produzione medievale e l'altra in cui,
insieme alla produzione del '700 e dell’800, si vedono le
cosiddette figurine che rappresentano scene e costumi di
vita contadina: di singolare pregio quelle della bottega
Bongiovanni-Vaccaro, sec. XIX. Copie di vasi di questa
bottega si trovano nella Villa comunale, oltre a sculture in
ceramica di Gianni Ballaro' e Nicolo' Barrano; sul lato
sud-ovest della villa, è la fontana della Flora di Camillo
Camilliani, sec. XVII; il palco della musica, in stile
moresco con decorazioni in maiolica, è opera nuova di Nino
Ragona. Quasi tutto, in questa città, parla il "maiolichese".
Un po' più avanti, sulla stessa via Roma, si affaccia la
terrazza in ceramica della casa di Benedetto Ventimiglia,
maestro ceramista del '700. Ora, superate, a sinistra, la
chiesa di San Francesco di Paola e, a destra, San
Francesco di Assisi (barocca, ma la sacrestia è di stile
gotico), si arriva alla chiesa di Sant'Agata e al
Museo civico, nell'edificio dell'ex carcere borbonico,
massiccio ed insieme elegante nel prospetto, opera del
Bonajuto nel 1782. Il Museo civico raccoglie vari materiali
preistorici e storici, monete, sculture e pitture, alcune
delle quali di valenti artisti locali, come i fratelli
Giuseppe e Francesco Vaccaro. Si presenta ora un palazzo
neoclassico, 1783, architetto ancora il Bonajuto, che è
oggi la sede del Banco di Sicilia. Qui vicino, nella piazza
omonima, è il Duomo di San Giuliano, d’origine
normanna, ricostruito dopo il terremoto del 1542 da Simone
Gulli' nel sec. XVII, con bella e sorprendente facciata
liberty, disegnata dall'architetto Saverio Fragapane
all'inizio del '900. L'interno è a croce latina e con
pilastri fra le tre navate.
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Ai lati, quadri dei
fratelli Francesco e Giuseppe Vaccaro: a destra, Sant'Eligio,
Santa Febronia, San Giacomo, La disputa del tempio; a
sinistra: San Gaetano da Thiene, La Maddalena. E poi: un
Crocifisso ligneo del sec. XV e una Madonna col Bambino,
1594, del tipo dei Gagini; il Cristo morto, in legno
dipinto, 1848, di Giuseppe Vaccaro, e il coro ligneo barocco
che apparteneva alla chiesa di San Bonaventura. (Altre
espressioni del liberty a Caltagirone sono pure opera, come
la facciata del Duomo, di Saverio Fragapane (allievo di
Basile), che dal 1908, seguendo i programmi di rinnovamento
di Don Sturzo, sacerdote e politico, progetto' il rettilineo
di Via Roma - via Arcoleo, l'oleificio presso la stazione, i
villini Gravina e Favitta, etc.). Continuando sulla stessa
via del Duomo, si giunge alla piazza del Municipio, dove
sono il palazzo comunale, sec. XIX, la Corte
capitanale (di giustizia) di Antonuzzo e Giandomenico
Gagini, sec. XVII, e il palazzo senatorio, XV sec.,
che, già trasformato in teatro, ospita oggi la Galleria
Sturzo. Nelle vicinanze: la chiesa del Gesù,
1570, affiancata dall'antico collegio dei Gesuiti, oggi
palazzo degli Studi; nella chiesa, a unica navata è da
vedere la Pietà di Filippo Paladini, 1607, e la Natività di
Cristo, di Polidoro da Caravaggio, sec. XVI. Un trittico del
Paladini, la Vergine Odigitria, L'adorazione, dei Magi e le
Sante Chiara, Lucia e Agata, sono un po' oltre, nella
chiesa dei Cappuccini Nuovi, dove è pure un prezioso
tesoro nella sacrestia e una ricca pinacoteca. Ma è da qui,
quasi da questa piazza che si diparte la famosa, lunga
eretta scala di Santa Maria del Monte, ornata di
maioliche colorate, e di luminarie il 24 e 25 luglio, festa
del Patrono San Giacomo; eretta, nel 1608 dall'architetto
Giuseppe Giacalone, su progetto di Giandomenico Gagini, per
unire le due parti, alta e bassa, della città. Si puo'
continuare l'itinerario salendo su per la scala, 142
gradini, oppure aggirandola per le vie laterali per poi
percorrerla in discesa. Restano ancora da vedere: Santa
Maria del Monte, fondata nel XII sec., l'Istituto
d'arte per la ceramica e la chiesa di San Giacomo,
normanna, ricostruita nel 1694-1708, con lo stemma della
città in bassorilievo sulla porta centrale, varie opere
scultoree dei Gagini, XVI sec., e la stupenda arcata
dell'altare.
I testi sono tratti dalla "Guida della Sicilia e delle isole
minori"
Ugo La Rosa editore. |